Fare Business a SMAU

Si intitola “Fare business con i social networks. Alcuni casi di studio (e di marketing innovativo) per imparare ad usare LinkedIn, Facebook e Twitter” il mio intervento in qualità di “addetto ai lavori”e promotore del business social network BolognaIN, a SMAU Business Bologna. Ed è già sold out!

Appuntamento (in piedi) all’Arena Marketing Trends della Fiera di Bologna il 9 giugno alle 10,00.

screenshot dello speech

Non perdere l’opportunità di entrare a SMAU Business Bologna con BolognaIN.
Info per richiedere il pass gratuito online sul blog di BolognaIN.

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TagBolognaCamp

Ci siamo quasi. Mancano pochi giorni al TagBolognaCamp (28 maggio, per chi viene in atomi e bit siamo all’Urban Center di Bologna, per tutti gli altri è su twitter #tagbocamp) e sono davvero entusiasta di poter dare il mio contributo come speech.

Questo BarCamp nasce come evento finale del laboratorio di marketing territoriale 2.0 riservato agli studenti di Scienze della Comunicazione di UNIBO, ma si sta delineando come una sorta di Stati Generali della Rete bolognese. Provate a fare uno scroll degli interventi e degli iscritti e riconoscerete personaggi e progetti noti, almeno localmente: da Danilo “Maso” Masotti al guru Gianluca Diegoli, dai tanti festival alle community, fra cui non poteva mancare BolognaIN.

Oggi il blog di TagBologna dedica a BolognaIN (e al sottoscritto) un post-intervista che vi consiglio di leggere. Così come vi consiglio di dare un’occhiata ai dati raccolti dagli studenti del corso: una fotografia molto interessante di Bologna in Rete al tempo dei social networks.

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PMI e social media. Seconda parte

Qualche settimana fa avevo anticipato in questo spazio le mie risposte ad un articolo-intervista per “Io l’Impresa“, la rivista di CNA.

Ora, il numero di Aprile 2010 è finalmente in linea (scarica il pdf, da pag. 13) ed è possibile leggere, oltre al contributo del sottoscritto, anche cosa hanno risposto a quelle domande il Direttore Innovazione e Sviluppo Territoriale di Microsoft Italia e il Responsabile ricerca e sviluppo di CNA Emilia Romagna.

Per completezza, riporto qui anche la mia risposta all’ultima domanda.

Domanda #3

Quali sono le condizioni di sviluppo del Web 2. 0 rispetto
alle piccole imprese. Cosa cioè dovrebbero fare questo tipo di aziende e le loro associazioni di rappresentanza per favorirne l’ingresso in questo mondo?

Il problema è essenzialmente culturale. Per cogliere le opportunità del
Web 2.0 le aziende devono imparare a conversare con i propri clienti, evitando il tono impersonale dell’uffi cio stampa, evitando quella sensazione di unidirezionalità del messaggio a cui siamo abituati con i media tradizionali. Le aziende sono fatte di persone. E le persone si relazionano con altre persone, che sono anche i nostri clienti.
Date voce alle persone che lavorano nella vostra azienda e alle loro idee e
non passarete inosservati.

Le associazioni di categoria hanno una grande dovere morale in questo senso: da un lato dovrebbero “evangelizzare” le piccole imprese sulle opportunità dei social media, dall’altro dovrebbero a loro volta fare propri alcuni valori del Web 2.0 per promuovere un’evoluzione
della vita associativa.

Più social network, più condivisione, più collaborazione: il business ha bisogno di fare rete. Oggi più che mai (e se non lo fanno le Associazioni di categoria, altri soggetti probabilmente lo faranno al loro posto).

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La coda lunga del marketing

Riprendo anche qui la notizia di una nuova edizione dell’opera culto di Chris Anderson grazie a Codice Edizioni di Torino.

In particolare, la nuova versione è aggiornata nei dati e arricchita di un nuovo capitolo di cui riporto qui di seguito l’estratto disponibile in Rete:

La Microsoft prima contava su possenti operazioni di marketing per gestire la propria reputazione. Oggi si affida ai suoi dipendenti. E i pr? Il classico ruolo di spedire comunicati stampa ai media tradizionali probabilmente continuerà a esistere finché esisteranno i media tradizionali. Ma per quanto riguarda la coda lunga dei media? Dove si trovano quelle nuove figure influenti, dai “micromedia” come Techcrunch e Gizmodo ai singoli blogger? E i siti di news proposte dagli utenti, come Digg e Reddit (quest’ultimo – sorpresa! – è di “Wired”)? Stanno là dove inizia il tipo più potente di marketing (il passaparola) ma la maggior parte di loro non vuole sentir parlare di esperti di marketing. Il blogging si fonda sull’autenticità e sulla singola voce, non su un’opinione pagata. Molti blogger sembrano essere culturalmente lontanissimi dai pr e dalla loro soprannaturale positività, e guai all’agente pubblicitario beccato a usare Digg senza rivelare di essere pagato per farlo.

Quindi ora immaginate di essere uno di quei pr. Cosa fare? Seguire la via tradizionale, e continuare a telefonare e a spedire i comunicati stampa ai media tradizionali (cercando di non notare che le loro fila si stanno assottigliando e che la loro influenza sta calando)? Cominciare a “spammare” anche i blogger, e incrociare le dita? O trattare i blogger più importanti come la stampa tradizionale, e coccolarli ignorando tutti gli altri?

Ho visto seguire tutt’e tre queste strade, a volte anche con qualche (modesto) successo. Nonostante la diversità culturale, a moltissimi blogger non dispiace affatto ricevere notizie da un pr, quantomeno sotto forma di e-mail personali o di commenti che rivelano che chi li ha scritti segue davvero il blog e sa bene di cosa tratta. E società come la Microsoft e la Sun oggi stanno modificando la propria strategia per dedicare maggiore attenzione ai blogger più influenti, invitandoli a briefing privati e facendogli visionare i nuovi prodotti in anteprima.

Ma fondamentalmente i social media sono un mezzo peer-to-peer; i blogger preferiscono sentire direttamente la persona che fa qualcosa di fantastico, non qualcuno pagato per rappresentare quella persona. Il problema è che di solito le persone che fanno cose fantastiche sono molto indaffarate. Per questo delegano ai pr: perché curino le relazioni esterne al posto loro.

Mi chiedo se la soluzione non stia nell’evoluzione delle pr da relazioni esterne a relazioni interne, ovvero dalle classiche comunicazioni ai media alla formazione dei dipendenti in modo che imparino loro per primi a fare pubbliche relazioni.

[...] E poi c?è il web. Scordatevi che sia un mercato di prodotti e pensatelo invece come un mercato di opinioni. E’ la morte del marketing. Permette ai prodotti di nicchia di ottenere un’attenzione globale. La maggior parte dei prodotti verrà venduta offline, com’è sempre stato. Ma negli anni a venire, sempre più prodotti verranno lanciati sul mercato online, sfruttando la capacità di internet di distinguere i vari gruppi di consumatori e di influenzare il passaparola con un’efficacia straordinaria. Non tutte le industrie si prestano a una varietà infinita di prodotti, ma tutte le industrie hanno una varietà infinita di consumatori. Finalmente possiamo trattarli come gli individui che sono.

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PMI e Social Media. Intervista per CNA

Sono stato intervistato dalla redazione di “Io L’Impresa“, rivista della CNA Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria per un nuovo articolo che uscirà nel prossimo numero e in cui si parlerà di PMI e Social Media.

Il tema non è nuovo, ne hanno già parlato in tanti. E’ però incoraggiante e interessante che ad affrontarlo sia la rivista ammiraglia dell’Associazione di Categoria.

Voglio qui condividere, a puntate, le domande che mi sono state rivolte e le risposte che ho dato, in una sorta di peer review. Sentiti libero di commentare, correggere o modificare le mie risposte, nei commenti a questo post o nel suo rilancio su FriendFeed.

Domanda #1

Quali sono a suo avviso i tratti salienti di web 2.0; gli aspetti più significativi di questa evoluzione dal punto di vista delle imprese e delle persone che lavorano nelle imprese, trattandosi di relazioni tra persone? Qual’è attualmente lo stato delle cose?

Risposta:

Quello che chiamiamo comunemente “Web 2.0” è una rivoluzione copernicana nel modo di intendere e di “vivere” il Web. Se in una fase precedente il Web è stato per le Imprese essenzialmente una vetrina, oggi il Web è completamente diverso, è finalmente partecipativo, più democratico, peer 2 peer, people 2 people. Non è fatto di siti, ma di PERSONE che conversano, che frequentano le reti sociali online, che condividono esperienze e opinioni e spesso parlano di marchi e prodotti. Ecco perché ha molto più senso parlare di audience che non di target.
Nel Web 2.0 è fondamentale curare la propria reputazione: le persone parlano di noi e dei nostri prodotti e questa conversazione è tracciabile, non è controllabile e se ne conserva memoria. L’unico modo per non essere esclusi dalla conversazione è partecipare, ascoltare e dare il proprio contributo.
Domanda #2

Come vede un uso da parte delle  piccole imprese di questo tipo di approccio e di tecnologia. Quali pensa potrebbero essere da un lato i punti di forza per l’impresa nell’utilizzare web 2. 0 e, dall’altro, quali le caratteristiche che a suo avviso meglio si adattano a imprese di piccola dimensione? Potrebbe essere la relazione coi clienti, oppure la compartecipazione allo sviluppo di nuovi prodotti, di innovazione, di creazione di una dimensione di rete più strutturata, o quant’altro?

Le piccole imprese hanno una grande opportunità.
Un “processo” di marketing o di pubbliche relazioni digitali sul Web 2.0 non richiede grandi budget come nei media tradizionali. E i risultati che si ottengono non dipendono esclusivamente dal budget investito, ma molto di più dalla creatività, dalla capacità di attrarre attenzione (hype), di generare conversazioni (buzz) e interazioni (engagement) con i potenziali clienti.
Il punto di forza e di partenza è e rimane il prodotto. Qualcuno ricorda l’esperienza della San Lorenzo ? Il suo pesto divenne famoso con il semplice passaparola online, grazie ad un’idea di marketing semplice quanto intelligente.
Poi è necessaria un’analisi (i nostri clienti sono online? Dove? Come comunichiamo oggi?) ed infine una strategia: scelta dei contenuti, format, digital media mix, monitoraggio in tempo reale della conversazione.
Sulle reti sociali sono premiate quelle attività che generano valore, il passaparola va incentivato con del valore (può essere un prodotto in demo gratuita o qualcosa che inneschi una relazione fra cliente e prodotto, etc.).
Continua nella seconda parte

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Una grande soddisfazione

Sono finalmente in linea registrazione e vincitori della prima edizione dei LinkedIn Business Awards.

Chi ha seguito la diretta mercoledì pomeriggio conosce già l’esito della competizione, ma voglio riassumerla qui brevemente.

Vincono:

Alla nostra Paola Bonomo è andato anche il Gran Premio Finale.
I miei complimenti a Paola per il grande risultato: eccellente profilo professionale e onore all’Italia (avete sentito come era fluent il suo English? :)

Da parte mia sono davvero molto soddisfatto per il risultato raggiunto: essere lì fra i best Business Leader of The Year (e sicuramente come Best Italian Business Leader of the Year 2010) è stato davvero emozionante e gratificante.

E il brivido corre giù per la schiena, se vi andate a rivedere la registrazione della cerimonia di premiazione.
Come ammette PY Gerbeau, il giudice che ha presentato il vincitore della mia categoria, “after very very strong debate” è stata una “very very difficult choice, very strong finalist“.
Insomma: non è toccato a me, ma ho la sensazione di esserci andato molto vicino :P

Chiudo ringraziando ancora una volta tutti coloro che mi hanno sostenuto, i 145 supporters che hanno sostenuto con i loro endorsement la mia nomination, i 429 professionisti che mi hanno votato e che mi hanno permesso di arrivare in finale e, last but not least, le due communities di Bologna (BolognaIN) e Fano (praticamente tutta la città, stampa locale compresa).

E’ stata un’esperienza davvero … formativa.

Grazie!

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    Best Italian Business Leader of the Year 2010 e fra i 12 finalisti alla prima edizione dei Linkedin European Business Awards. Grazie per il tuo supporto!

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