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Una grande soddisfazione

Sono finalmente in linea registrazione e vincitori della prima edizione dei LinkedIn Business Awards.

Chi ha seguito la diretta mercoledì pomeriggio conosce già l’esito della competizione, ma voglio riassumerla qui brevemente.

Vincono:

Alla nostra Paola Bonomo è andato anche il Gran Premio Finale.
I miei complimenti a Paola per il grande risultato: eccellente profilo professionale e onore all’Italia (avete sentito come era fluent il suo English? :)

Da parte mia sono davvero molto soddisfatto per il risultato raggiunto: essere lì fra i best Business Leader of The Year (e sicuramente come Best Italian Business Leader of the Year 2010) è stato davvero emozionante e gratificante.

E il brivido corre giù per la schiena, se vi andate a rivedere la registrazione della cerimonia di premiazione.
Come ammette PY Gerbeau, il giudice che ha presentato il vincitore della mia categoria, “after very very strong debate” è stata una “very very difficult choice, very strong finalist“.
Insomma: non è toccato a me, ma ho la sensazione di esserci andato molto vicino :P

Chiudo ringraziando ancora una volta tutti coloro che mi hanno sostenuto, i 145 supporters che hanno sostenuto con i loro endorsement la mia nomination, i 429 professionisti che mi hanno votato e che mi hanno permesso di arrivare in finale e, last but not least, le due communities di Bologna (BolognaIN) e Fano (praticamente tutta la città, stampa locale compresa).

E’ stata un’esperienza davvero … formativa.

Grazie!


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Tutti in piedi sul divano!

Si, perché ormai siamo al gran finale della prima edizione dei Linkedin Business Awards e domani pomeriggio 24 marzo, h:17,00 italiane, ci sarà la cerimonia di premiazione dei 4 vincitori, in diretta su Internet.

Come ormai saprai, visto che ne ho parlato a più riprese in questo blog, sono uno dei 12 finalisti del premio e uno dei 3 candidati alla vittoria finale nella categoria “Business Leader of The Year“.

Appuntamento dunque a domani h:17,00 in WebConference. Registrati, verifica di aver installato il plugin WebEx sul tuo pc/mac e riserva il tuo posto.

Poi … incrociamo le dita e vinca il migliore! :)


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Social spammers: evoluzione della specie

In principio era l’engagement.

Nell’era dell’economia dell’attenzione, non c’è iniziativa, evento o campagna di buzz marketing che non cerchi con un pò di bavetta sul labbro e l’occhietto assatanato il coinvolgimento degli utenti dei social networks.

Anche perché se non ingaggi, non ti fuma nessuno e la conversazione non si innesca (io, fra l’altro, da tempo aspetto la feature “chissenefrega” da affiancare ai “like” … ma questo è un altro discorso …)
L’obiettivo è generare leads e che i leads si traducano almeno in parte in transazioni.


[credits: VizEdu.com]

Per prima cosa, devi trovare un cliente da sedurre socialmente.
Per esercizio: cerca “social media funnel” su Google. Io ho pescato questa presentazione come primo risultato. Ebbene non è una presentazione: è un archetipo! (volevo passarci sopra Wordle, ma non ne ho avuto voglia … secondo me è possibile generare queste presentazioni ricorrendo ad un trendy selling point authomatic ppt generator … non me ne voglia l’autrice …).

Poi con il tuo budget risicato e la tentazione social in tasca, appronti il piano di social media marketing. Il tuo obiettivo è arrivare a dimostrare, con un mix acrobatico di buzz analyzers 2.0, che la campagna di marketing che hai proposto è stata di grande successo, in un tripudio di ROI, brand awareness, sentiment, brand equity, identity 2.0 & digital p.r. & bla bla bla

Il problema è che questa non è solo l’economia dell’attenzione, ma anche quella della filiera luuunga e inefficiente: le imprese delegano alle agenzie quello che dovrebbero imparare a gestire da sè, le agenzie delineano strategie sofisticate e poi subappaltano a realtà più piccole o a singoli consulenti esterni.
Le realtà più piccole pigliano due soldi e sono costrette a lavorare un tanto al chilo sfruttando* stagisti, giovani di belle speranze, precari 2.0.
I singoli consulenti invece sono per definizione super esperti di qualsiasi cosa sia trendy e immediatamente vendibile (per intenderci: se oggi tira il social media marketing, siamo tutti social media strategist, anche se fino a ieri ci guadagnavamo la pagnotta a vendere caselle di posta elettronica …).

Questo mix diabolico di condizioni al contorno genera come sottoprodotto della filiera dei nuovi mostri:

  • serial taggers ovvero quelli che ti taggano nelle note su Facebook o negli aggiornamenti di stato (così ti costringono a dedicare loro attenzione e approfittano della micro-audience abituale della tua bacheca)
  • serial social ovvero quelli che postano lo stesso identico messaggio su decine di community differenti (nessuna personalizzazione, massimo rumore, pessimo rapporto segnale/rumore)
  • fake fan, ovvero quelli che aprono account o profili fasulli per parlare di un prodotto o di un marchio “sporcando” la conversazione;
  • fake users, ovvero quelli che intervengono nei forum e nei commenti appositamente pagati per parlare bene di un prodotto o di un brand
  • hard buzz generators, ovvero quelli che al motto di “facciamo più rumore possibile!” travasano nell’imbuto social ogni sorta di feed … E’ il modello di approccio a forza bruta (brute force attack) e spesso non fa rima con creatività.
    Fra questi esiste un’ulteriore sotto-categoria, quella dei broadcast buzz generators: sono quelli che fanno broadcast dello stesso stream di contenuti su tutte le reti. Da Facebook a Twitter, poi da Twitter a Friendfeed e a Google Buzz, e ancora da Friendfeed di nuovo indietro verso Twitter  e Facebook … (ma si può complicare a piacere aggiungendo LinkedIn, Plaxo e ogni sorta di socialcoso dotato di API e status update).
    Il tutto senza personalizzazione per audience o per limiti di format (i 140 caratteri di Twitter non contengono che un terzo del contenuto del pubblisher di Facebook o di Friendfeed, etc. etc.)

Broadcast buzzer mi sento un pò anche io, ben inteso, ma non mi piace per niente ed è un surrogato di quello che mi dico sempre di voler fare: messaggi e format differenti per audience differenti … ma non ho tempo (è lo stesso alibi che vi date anche voi?).

* Il recente post di gluca, frutto di una riflessione su una conversazione in ff, esemplifica bene uno dei passaggi di questa filiera.


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LinkedIn Business Awards 2010: è finale!

LinkedIn Business Awards 2010: è finale!

Si è chiusa alla mezzanotte (GMT) di ieri la fase 2 dei LinkedIn Business Awards 2010 e, come prevedibile, è stato un finale piuttosto movimentato.

Se i giochi erano praticamente fatti per le altre tre categorie in concorso (“Rising Star“, “Business Innovation” e “Start Up“), il risultato delle qualificazioni alla finale nella categoria “Business Leader of The Year” non era per nulla scontato.

Nelle ultimissime ore di ieri è successo un pò di tutto, con Fadhila Brahimi, blogger francese e guru del personal branding (Fadhila, if have a slot in your agenda on March 22nd,  please consider as invited as special guest at our incoming BolognaIN event on personal branding!), che è riuscita a conservare la prima posizione e con i due candidati inglesi (David Murray-Hundley e Richard Khan Jr) che hanno alimentato una rincorsa mozzafiato alle prime posizioni, con reciproci sorpassi. Sembrava la telecronaca di una tappa al Giro d’Italia :)
Il risultato finale della fase 2 vede stamattina i tre primi qualificati consensati in uno spazio di appena 37 voti.
Insomma, davvero la categoria più combattuta. Il sottoscritto, dopo aver conservato la prima posizione parziale per lunghe settimane, ha chiuso in terza posizione qualificandosi per la finalissima del 24 marzo.

Se penso che mi sono candidato quasi per scherzo a competizione ampiamente iniziata, se penso alle tante candidature eccellenti che si possono scorrere fra le unsuccessful nomination e che mi trovo fra i migliori 12, c’è da darsi un pizzicotto perché ancora non ci credo :)

Il sito del premio recita “In the six months we have been running the awards we’ve had over 500 entries, 14,495 supporters and 11,969 votes from all over Europe. And now we have just 12 finalists left“.
Insomma: più di 500 nomination, poco meno di 15000 supporters (= coloro che hanno espresso il loro sostegno durante la fase 1, con endorsement sui candidati) e i circa 12000 voti raccolti dal 1 febbraio a ieri sera.

Negli ultimi giorni anche i media si sono appassionati alla mia candidatura –  ho raccolto la rassegna stampa in un post di qualche giorno fa – e visto che anche il fornaio vicino a casa ne è a conoscenza, credo di aver bruciato definitivamente il mio bonus di 15 minuti di celebrità :D

Devo doverosamente ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto: i 145 supporters che mi hanno sostenuto nella prima fase (e solo i loro endorsement valgono tutto questo tormentone … ), le 429 persone che mi hanno votato nella seconda fase, Gabriele Mignardi de Il Resto del Carlino (“Mister Web” non me l’aveva ancora detto nessuno … :) e gli altri giornalisti della stampa locale che hanno rilanciato la mia nomination. Infine, last but not least, i miei “social networks”: dagli amici di Fano ai colleghi di BolognaIN è stato un grande gioco di squadra. G R A Z I E !!

Adesso l’appuntamento è per la finalissima del 24 marzo, h:17,00 (ora italiana).
Registrati e non perdere la diretta della cerimonia di premiazione finale: si conosceranno finalmente i nomi dei 4 vincitori finali (uno per ogni categoria, decidono solo i 3 giudici del premio).


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iPhone Virtual Fidelity Card Wallet

iPhone Virtual Fidelity Card Wallet

Chiarisco subito il titolo. Non esiste (o non mi risulta che esista) alcuna applicazione per iPhone con questo nome.

Vi è mai capitato di essere alla cassa di Mediaworld o della Coop e di aver dimenticato la carta fedeltà?
Anche voi vi ritrovate con il portafogli gonfio di card di tutti i generi e non sapete più dove metterle o come organizzarle?
O infine: anche voi vi chiedete perché ogni franchisor o negozio o locale o catena di supermercati di questo Paese emette la SUA fidelity card?

Ecco, lo scorso week end mi sono deciso e ho fatto quello che mi ero ripromesso di fare da tempo: ho scansionato un tot di carte e riprodotto il codice a barre sul mio iPhone 3GS.

Come?
Prima di tutto, ho scaricato gli “attrezzi” dall’App Store.
Dopo aver provato una ventina di applicazioni, fra cui alcune anche a pagamento, sono riuscito a creare un “portafogli virtuale” di card utilizzando:

  • ZBar, open source barcode reader per la scansione dei codici (gratis)
  • BarCode, come wallet di codici a barre

Purtroppo non esiste (o non ho trovato) un’unica applicazione capace di (1) acquisire il contenuto del codice a barre unidimensionale, (2) ricodificarlo e (3) conservarlo in un wallet. Di fatto, con ZBar fate la (1), con BarCode la (2) e la (3).
Stranamente, tutte le applicazioni che offrono la scansione del codice a barre sono pensate per fare un check immediato del prodotto su Internet (tipicamente per verificare il prezzo migliore), mentre in questo caso d’uso quello che interessa è proprio “catalogare” il codice a barre.

Nell’attesa che qualche sviluppatore colmi la lacuna (o che qualche lettore mi segnali qualcosa di più smart), aggiungo alcune osservazioni empiriche:

  • non tutte le card utilizzano lo stesso standard di codice a barre unidimensionale (dunque il vostro scanner e il vostro riproduttore devono supportarlo)
  • non è detto che il/la cassiera accetti la “fidelity card virtuale”
  • non è detto che il barcode reader della stessa cassiera sia sempre capace di leggere il codice riprodotto (oh, il codice è perfetto e nitidissimo. Più che altro è un problema di illuminazione dello schermo dell’iPhone).

Ora che ho acquisito un tot di codici apro il periodo di test: Coop, Esselunga. Mediaworld, Marco Polo Expert, Decathlon, etc. etc.
A shopping tour concluso voglio postare i risultati.

Update del 10 marzo 2010:
Allo scanner laser Coop il codice a barre sull’iPhone non è piaciuto. Al Marco Polo Expert e all’Esselunga non accettano riproduzioni del codice a barre della propria carta fedeltà, in qualsiasi forma.
Funziona invece al Presto Spesa Esselunga.


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Una grande soddisfazione

Un bilancio della partecipazione ai LinkedIn Business Awards
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LinkedIn Business Awards 2010: poche ore alla diretta in web conference della premiazione finale.
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Metto a dieta il mio portafoglio. Troppe tessere fedeltà!
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