Rieccoci qua. Riemergo dopo una settimana campale, professionalmente parlando, che ha assorbito tutto il mio tempo. Sono stato a Vicenza al Sat Expo – l’appuntamento annuale punto d’incontro B2B per i broadcaster satellitari e gli operatori del mercato televisivo in genere. Grande novità di quest’anno è stata l’apertura al digitale terrestre, con molti stand a rappresentare lo stato dell’offerta di mercato in Italia. Dalla RAI a Mediasett, da My-Tv, che ha bucato gli schermi di migliaia di PC con il suo pollo canterino e il cui fondatore è oggi alla guida di Ambiente Digitale, a Digisoft passando per la agguerrita cenerentola CINECA, da Access Media a Humax. C’erano tutti. Compresi i Cinesi, presenti da visitatori e armati delle immancabili digital cameras (rumors indicano come imminente il loro ingresso sul mercato italiano dei set top box).

Di assoluto interesse i convegni a margine dell’evento.
Nella giornata di giovedì ho potuto presenziare all’incontro promosso dall’associazione Aeranti-Corallo, che, assieme a FRT, rappresenta il mondo degli operatori radio-televisivi locali. Si è parlato della L.112/2004, meglio nota come “Legge Gasparri”, con particolare attenzione alle novità introdotte per le emittenti regionali. Rimando al comunicato stampa per i dettagli.

Venerdì si è svolto invece un seminario di DigiTAG, dal titolo “Understanding Digital Terrestrial Television Roll-out in Europe”. Di fatto è stato un momento di confronto fra le diverse esperienze di introduzione del DTT in Europa. In Inghilterra, dopo un iniziale fallimento dovuto al modello di business sbagliato, si è affermato l’operatore Freeview; in Germania, dopo un progetto pilota a Berlino, che ha comportato un completo switch off del segnale analogico, si sta procedendo alla copertura su (quasi) tutto il territorio nazionale secondo il “modello a isole”. La Spagna sta seguendo con attenzione quanto sta succedendo in Italia e pensa di rilanciare il DTT a breve dopo il singhiozzo iniziale (appena 6000 abbonati) ispirato all’esempio anglosassone. La Francia debutterà il 1 marzo 2005. La Finlandia è la nazione con il maggiore tasso di penetrazione, mentre l’Italia è quella con la diffusione più rapida. A rappresentare l’Italia c’era Bianca Papini del consorzio DGTVi. La dott.ssa Papini ha presentato il ruolo di DGTVi e il lavoro fatto dall’inizio di quest’anno: gli oltre 500.000 decoder venduti, le linee guida per gli antennisti(.pdf), e la versione finale del D-Book (.pdf) che vorrebbe stabilire dei criteri di compatibilità dei decoder, fino ad arrivare ad una certificazione – aggiungo io – prima dello sbarco dei Cinesi (!). In conclusione si è tracciata una lezione, una best practise, per l’introduzione del DTT che sintetizza gli elementi positivi e negativi a partire dalle esperienze di tutti i paesi europei.

Infine sabato giornata caldissima, con la Seconda Conferenza Nazionale sul Digitale Terrestre promossa dalla Fondazioni Ugo Bordoni, e, parallelamente, il workshop dal titolo “HDTV: la televisione in alta definizione”. Alla fine ho optato, in attesa del dono dell’ubiquità, per quest’ultimo.
Nella prima sessione di presentazioni si è fatto il punto sul mercato della HDTV. Negli States esiste già un’offerta HDTV, dovuta a Voom e DirecTV, che operano via satellite. Voom ha 13 transponders sul satellite Rainbow-1 per 21 canali in HDTV. Il canone mensile è di 15 USD e il set top box è in comodato d’uso gratuito.
In Giappone è attiva NHK, mentre in Australia c’è un primo esempio di HDTV su digitale terrestre. In Europa al momento l’unico operatore è Euro1080 con due canali HDTV criptati con codifica Irdeto. Seguiranno iniziative entro il 2005 da parte di TPS (Francia), BSkyB (UK), Premiére (Germania).
Nella seconda sessione si è puntato l’obiettivo sulla tecnologia: i problemi legati all’assenza/introduzione di TV che nativamente supportino una risoluzione adeguata alla HDTV (quasi tutti gli attuali schermi LCD o Plasma a 4k€ non sono di fatto compatibili …), le possibilità offerte da DVB-S2 e da H264 AVC (MPEG-4 Part 10) in termini di risparmio di banda (si deve infatti considerare che un canale DVB-T ha 24 Mbps di banda, mentre un canale satellitare ha 36 Mbps e più banda totale disponibile rispetto al terrestre ma in entrambi i casi l’adozione di HDTV comporterebbe problemi di “affollamento”, utilizzando le tecnologie di trasmissione e di codifica video correnti). Notevoli le perplessità in platea sulle modalità annunciate di adozione del nuovo standard: una discontinuità netta rispetto all’attuale PAL che potrebbe portare ad un secondo fallimento dopo quello già sperimentato con HD-Mac.