Si è conclusa sabato 16 ottobre la 14a edizione di IBTS, un salone dedicato all’audio video broadcasting, alla computer grafica e alle telecomunicazioni (ricalco la definizione del sito).
Ci ho fatto un giro nella giornata di giovedì, attirato dal convegno “MHP: esperienze di tv interattiva e multimediale”, in cui mi sono infilato di corsa, appena arrivato a Milano.
Al convegno, promosso da SUN Microsystems, hanno partecipato in qualità di relatori Marco Porcaro di Mobaila, Hannu Anttila di Sofia Digital ed Emanuele Brunelli di IconMediaLab Italia. Non menziono gli altri interventi, per decenza.

Porcaro ha delineato i modelli di business per le applicazioni
interattive a partire da alcune considerazioni sul mercato del broadcast e del mobile. Ha citato una serie di ricerche, fra cui il settimo rapporto sulle città digitali del CENSIS (per inciso: è già uscito l’ottavo, più aggiornato!) con i dati della penetrazione dei media nella popolazione italiana.
Ha sottolineato la necessità di passare ad un modello di produzione di tipo cross-media (crei una sola volta, riproduci ovunque). Ha quindi delineato i trend nei media che si digitalizzano, cito: “Mass to Personal, Packaged to Seld Generated, Episodic to Persistant, Virtual to Embodied” definizioni prese a prestito da un report (.pdf) dell’Institute for the Future (IFTF).
Il concetto che ne sta alla base è relativamente semplice: la digitalizzazione dei media porta alla personalizzazione del consumo, nei contenuti nel luogo nel tempo e nella modalità di fruizione.
Sulla base di questa considerazioni quale potrebbe essere un format vincente per la tv digitale interattiva?
Secondo Porcaro in questa prima fase ci si deve aspettare un semplice arricchimento (enhanced television) di interattività degli assets digitali già esistenti, mentre in futuro esisteranno assets digitali che contengono nativamente interattività.
I format a cui si ispirano i content providers del DTT – continua Porcaro – sono quelli che mutuano trend e stili dai mondi Internet e Mobile (insomma il target non sarebbero le nonnine che lavorano all’uncinetto davanti alla tv ma i giovani già “addicted” all’hi-tech).

Anttila di Sofia Digital, azienda finlandese leader nelle soluzioni per la tv digitale interattiva, ha presentato il portafoglio di prodotti per la produzione ed erogazione di applicazioni interattive MHP.
Ha delineato i due approcci possibili in tema di creazione di applicazioni interattive: 1 applicazione = 1 servizio vs. 1 applicazione = molti servizi (presentation engine). Insomma sarebbe più furbo creare una xlet
che funga da application browser e nutrire questa xlet con contenuto (magari dinamico) generato a partire da una sorgente XML e presentato utilizzando il linguaggio XHTML e i fogli di stile.

Emanuele Brunelli di IconmediaLab ha invece presentato le problematiche relative al “pubblishing” e all’usabilità delle applicazioni interattive: i tasti EXIT e BACK sul telecomando del set top box non sono standardizzati, il decoder utilizza una palette dei colori ridotta (188 colori), un unico font (il Tiresias) e il corpo e la dimensione dei caratteri non sono sempre coerentemente visualizzati.
Brunelli ha scritto alcuni articoli interessanti su Mokabyte, a cui rimando: 84 – Aprile 2004, 85 – Maggio 2004, 86 –
Giugno 2004
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La giornata è proseguita con un altro interessante convegno: “La pubblicità è pronta allo switch off?”, a cui per ragioni di tempo, non ho potuto presenziare. Ero molto curioso di capire se e in che modo il mondo dell’advertising si sta muovendo per cogliere le nuove occasioni aperte dal digitale (t-advertising). Peccato. Se qualche lettore c’è stato, mi faccia sapere!
🙂