Dopo Natale diventerò papà 🙂
Come vuole una tradizione familiare che si perpetua ormai da 3 generazioni il Ciaccino verrà al mondo fra la fine di dicembre e l’inizio del nuovo anno. E’ un maschietto :-p
In questi giorni il pancione di mia moglie Fulvia e il suo vivace inquilino monopolizzano le nostre attenzioni e accendono l’emozione per il momento decisivo che ci attende: quello del parto.
Fulvia ed io parliamo molto, la sera, dei vari aspetti legati a questo momento. Lei è documentatissima e si sta preparando, come fanno molte donne in gravidanza, con un corso preparto. Il suo istinto materno si raffina ogni giorno che passa e, credo, in cuor suo, che vorrebbe “bruciare” queste poche settimane che restano.
Per abbracciare il bebè.
Che bello essere mamme!
Il papà pare relegato ad un ruolo di comparsa. Secondo alcuni libri di puericultura fino all’ottavo mese il bimbo neanche distingua il papà: TUTTO E’ MAMMA!
In realtà il papà qualcosa può fare …
E’ importante che sia vicino alla propria compagna nelle fasi del parto. Ho provato con una capriola mentale a immedesimarmi nella mia dolce metà, il suo pancione, i segnali che annunciano il parto in arrivo, la sala parto … Come si può essere solo semplici spettatori? Sarò in sala parto con lei.
E poi il giorno dopo, mentre il bebè dormicchia sul grembo della mamma, il papà va a registrare il bebè nel Registro del mondo dei vivi.
Già … bisogna scegliere il nome.
Quali criteri stanno dietro la scelta del nome del proprio figlio?
Eufonici, linguistici, etimologici, culturali, familiari (mia nonna dilapiderebbe la sua pensione per un “Riccardo”).
Conta qualcosa l’originalità?
Meglio ancora: contano qualcosa le radici, la “denominazione di origine”?
Nel nostro caso la questione si complica perchè trattasi di una mescolanza di geni: Marche, Toscana, Friuli, Sicilia. Dalle alpi al Mediterraneo, dalla Maremma grossetana al Tempio della Fortuna.
Da dove si comincia?
Il mio cognome viene dalla Toscana. D’altra parte viviamo a Bologna e il bebè quando sarà più grande avrà la sua “z” dolce e la sua “s” impastata, apprezzerà tortellini e mortadella ed esclamerà i suoi primi “Sòcmell!”. Perchè farlo sentire “altro”? Al più è un problema della mamma e del papà.
Lo confesso. Poco fa ho interrogato l’oracolo di Delfi del nuovo millennio (Google) in cerca di conforto.
Ho sorprendentemente scoperto che l’ufficio statistica del Comune di Bologna ha già affrontato il problema, stilando una graduatoria dei nomi e dei cognomi più difffusi fra i residenti a Bologna.
Stasera sottoporrò scientificamente il risultato di queste indagini alla mamma. Incroceremo la documentazione, i desideri, le araldiche, le ingerenze gentili dei nonni e in questo humus culturale scaturirà il voto finale.
Domani vi racconto come è andata a finire 😉