Lo scorso 29 luglio, il Consiglio dei Ministri ha dato il definitivo via libera al Testo Unico sulla radiotelevisione
(.pdf).

Ne da notizia la newsletter del Governo nell’edizione di oggi, riprendendo il comunicato stampa ufficiale del Ministero delle Comunicazioni.

Ho appena intrapreso la lettura del documento (43 pagine) per comprenderne a fondo la portata.

Fra gli elementi di novità il testo chiarisce – all’art.5 comma b) – quelli che sono i paletti entro cui le Pubbliche Ammininstrazioni Locali possono muoversi in tema di digitale terrestre:

[…]fatto salvo quanto previsto per la società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo, le amministrazioni pubbliche,gli enti pubblici,anche economici, le società a prevalente partecipazione pubblica e le aziende ed istituti di credito non possono, ne’ direttamente ne’ indirettamente,essere titolari di titoli abilitativi per lo svolgimento delle attività di operatore di
rete o di fornitore di contenuti;

Tradotto in soldoni: le Pubbliche Amministrazioni Locali non possono avere un proprio canale digitale terrestre, disattendendo nei fatti quanto anticipato in una precedente Conferenza Stato-Regioni.

Non è tardato il feedback da parte dell’Unione delle Provincie Italiane (UPI), che ovviamente non hanno gradito. Da una parte, con i bandi CNIPA e FUB del settembre dello scorso anno, si invitavano le amministrazioni a partecipare alla sperimentazione. Dall’altra oggi si lega loro le mani.

Sarà per via del ribaltone geopolitico alle elezioni dello scorso aprile?

Molte sono le amministrazioni che vorrebbero avviare un proprio canale tematico sul digitale terrestre. La Provincia di Firenze, per fare un esempio, è intenzionata ad andare avanti in ogni caso.