PMI e social media. Seconda parte

Qualche settimana fa avevo anticipato in questo spazio le mie risposte ad un articolo-intervista per “Io l’Impresa“, la rivista di CNA.

Ora, il numero di Aprile 2010 è finalmente in linea (scarica il pdf, da pag. 13) ed è possibile leggere, oltre al contributo del sottoscritto, anche cosa hanno risposto a quelle domande il Direttore Innovazione e Sviluppo Territoriale di Microsoft Italia e il Responsabile ricerca e sviluppo di CNA Emilia Romagna.

Per completezza, riporto qui anche la mia risposta all’ultima domanda.

Domanda #3

Quali sono le condizioni di sviluppo del Web 2. 0 rispetto
alle piccole imprese. Cosa cioè dovrebbero fare questo tipo di aziende e le loro associazioni di rappresentanza per favorirne l’ingresso in questo mondo?

Il problema è essenzialmente culturale. Per cogliere le opportunità del
Web 2.0 le aziende devono imparare a conversare con i propri clienti, evitando il tono impersonale dell’uffi cio stampa, evitando quella sensazione di unidirezionalità del messaggio a cui siamo abituati con i media tradizionali. Le aziende sono fatte di persone. E le persone si relazionano con altre persone, che sono anche i nostri clienti.
Date voce alle persone che lavorano nella vostra azienda e alle loro idee e
non passarete inosservati.

Le associazioni di categoria hanno una grande dovere morale in questo senso: da un lato dovrebbero “evangelizzare” le piccole imprese sulle opportunità dei social media, dall’altro dovrebbero a loro volta fare propri alcuni valori del Web 2.0 per promuovere un’evoluzione
della vita associativa.

Più social network, più condivisione, più collaborazione: il business ha bisogno di fare rete. Oggi più che mai (e se non lo fanno le Associazioni di categoria, altri soggetti probabilmente lo faranno al loro posto).

PMI e Social Media. Intervista per CNA

Sono stato intervistato dalla redazione di “Io L’Impresa“, rivista della CNA Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria per un nuovo articolo che uscirà nel prossimo numero e in cui si parlerà di PMI e Social Media.

Il tema non è nuovo, ne hanno già parlato in tanti. E’ però incoraggiante e interessante che ad affrontarlo sia la rivista ammiraglia dell’Associazione di Categoria.

Voglio qui condividere, a puntate, le domande che mi sono state rivolte e le risposte che ho dato, in una sorta di peer review. Sentiti libero di commentare, correggere o modificare le mie risposte, nei commenti a questo post o nel suo rilancio su FriendFeed.

Domanda #1

Quali sono a suo avviso i tratti salienti di web 2.0; gli aspetti più significativi di questa evoluzione dal punto di vista delle imprese e delle persone che lavorano nelle imprese, trattandosi di relazioni tra persone? Qual’è attualmente lo stato delle cose?

Risposta:
Quello che chiamiamo comunemente “Web 2.0” è una rivoluzione copernicana nel modo di intendere e di “vivere” il Web. Se in una fase precedente il Web è stato per le Imprese essenzialmente una vetrina, oggi il Web è completamente diverso, è finalmente partecipativo, più democratico, peer 2 peer, people 2 people. Non è fatto di siti, ma di PERSONE che conversano, che frequentano le reti sociali online, che condividono esperienze e opinioni e spesso parlano di marchi e prodotti. Ecco perché ha molto più senso parlare di audience che non di target.
Nel Web 2.0 è fondamentale curare la propria reputazione: le persone parlano di noi e dei nostri prodotti e questa conversazione è tracciabile, non è controllabile e se ne conserva memoria. L’unico modo per non essere esclusi dalla conversazione è partecipare, ascoltare e dare il proprio contributo.

Domanda #2

Come vede un uso da parte delle  piccole imprese di questo tipo di approccio e di tecnologia. Quali pensa potrebbero essere da un lato i punti di forza per l’impresa nell’utilizzare web 2. 0 e, dall’altro, quali le caratteristiche che a suo avviso meglio si adattano a imprese di piccola dimensione? Potrebbe essere la relazione coi clienti, oppure la compartecipazione allo sviluppo di nuovi prodotti, di innovazione, di creazione di una dimensione di rete più strutturata, o quant’altro?
Le piccole imprese hanno una grande opportunità.
Un “processo” di marketing o di relazioni pubbliche digitali sul Web non richiede grandi budget come nei media tradizionali. E i risultati che si ottengono non dipendono esclusivamente dal budget investito, ma molto di più dalla creatività, dalla capacità di attrarre attenzione (hype), di generare conversazioni (buzz) e interazioni (engagement) con i potenziali clienti.
Il punto di forza e di partenza è e rimane il prodotto. Qualcuno ricorda l’esperienza della San Lorenzo ? Il suo pesto divenne famoso con il semplice passaparola online, grazie ad un’idea di marketing semplice quanto intelligente.
Poi è necessaria un’analisi (i nostri clienti sono online? Dove? Come comunichiamo oggi?) ed infine una strategia: scelta dei contenuti, format, digital media mix, monitoraggio in tempo reale della conversazione.

Sulle reti sociali sono premiate quelle attività che generano valore, il passaparola va incentivato con del valore (può essere un prodotto in demo gratuita o qualcosa che inneschi una relazione fra cliente e prodotto, etc.).

Continua nella seconda parte

LinkedIn Business Awards 2010: è finale!

Si è chiusa alla mezzanotte (GMT) di ieri la fase 2 dei LinkedIn Business Awards 2010 e, come prevedibile, è stato un finale piuttosto movimentato.

Se i giochi erano praticamente fatti per le altre tre categorie in concorso (“Rising Star“, “Business Innovation” e “Start Up“), il risultato delle qualificazioni alla finale nella categoria “Business Leader of The Year” non era per nulla scontato.

Nelle ultimissime ore di ieri è successo un pò di tutto, con Fadhila Brahimi, blogger francese e guru del personal branding (Fadhila, if have a slot in your agenda on March 22nd,  please consider as invited as special guest at our incoming BolognaIN event on personal branding!), che è riuscita a conservare la prima posizione e con i due candidati inglesi (David Murray-Hundley e Richard Khan Jr) che hanno alimentato una rincorsa mozzafiato alle prime posizioni, con reciproci sorpassi. Sembrava la telecronaca di una tappa al Giro d’Italia 🙂
Il risultato finale della fase 2 vede stamattina i tre primi qualificati consensati in uno spazio di appena 37 voti.
Insomma, davvero la categoria più combattuta. Il sottoscritto, dopo aver conservato la prima posizione parziale per lunghe settimane, ha chiuso in terza posizione qualificandosi per la finalissima del 24 marzo.

Se penso che mi sono candidato quasi per scherzo a competizione ampiamente iniziata, se penso alle tante candidature eccellenti che si possono scorrere fra le unsuccessful nomination e che mi trovo fra i migliori 12, c’è da darsi un pizzicotto perché ancora non ci credo 🙂

Il sito del premio recita “In the six months we have been running the awards we’ve had over 500 entries, 14,495 supporters and 11,969 votes from all over Europe. And now we have just 12 finalists left“.
Insomma: più di 500 nomination, poco meno di 15000 supporters (= coloro che hanno espresso il loro sostegno durante la fase 1, con endorsement sui candidati) e i circa 12000 voti raccolti dal 1 febbraio a ieri sera.

Negli ultimi giorni anche i media si sono appassionati alla mia candidatura –  ho raccolto la rassegna stampa in un post di qualche giorno fa – e visto che anche il fornaio vicino a casa ne è a conoscenza, credo di aver bruciato definitivamente il mio bonus di 15 minuti di celebrità 😀

Devo doverosamente ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto: i 145 supporters che mi hanno sostenuto nella prima fase (e solo i loro endorsement valgono tutto questo tormentone … ), le 429 persone che mi hanno votato nella seconda fase, Gabriele Mignardi de Il Resto del Carlino (“Mister Web” non me l’aveva ancora detto nessuno … 🙂 e gli altri giornalisti della stampa locale che hanno rilanciato la mia nomination. Infine, last but not least, i miei “social networks”: dagli amici di Fano ai colleghi di BolognaIN è stato un grande gioco di squadra. G R A Z I E !!

Adesso l’appuntamento è per la finalissima del 24 marzo, h:17,00 (ora italiana).
Registrati e non perdere la diretta della cerimonia di premiazione finale: si conosceranno finalmente i nomi dei 4 vincitori finali (uno per ogni categoria, decidono solo i 3 giudici del premio).

Fare marketing su facebook

Il prossimo giovedì 16 luglio torna BolognaIN con un evento dal titolo “Fare Marketing su Facebook“, ospiti Luca Conti e Vincenzo Cosenza (e forse una sorpresa col botto last minute …). Inutile fare presentazioni e non mi dilungo, trovate tutto sul blog di BolognaIN.

Chi mi segue in giro per la blogopalla o la statusfera sa già che sono profondamente coinvolto (ed entusiasta) nel progetto e, per questa occasione, rivestirò anche l’inedito ruolo di chairman del minitalk fra i due ospiti e il folto e qualificato pubblico atteso.

Vorrei approfittare della Rete per costruire in maniera collaborativa un canovaccio di domande da fare ai nostri ospiti.
E allora rilancio qui: che domanda vorresti fare a Luca e a Vincenzo? Esempi: facebook analytics, il ROI dei social media, la mappa dei social networks, le aziende italiane su Facebook, anticipazioni sul libro di Luca, il futuro e Tutto Quanto. Spunti non ne mancano.
Scrivi la tua proposta nei commenti a questo post.

Abbiamo una settimana di tempo per realizzare una “crowd-interview” 🙂

Quando si dice che c’è la crisi …

Scena prima

Bologna, tabaccheria poco fuori città una mattina d’autunno.
Entro a comprare una marca da bollo. Ai tempi di Internet esistono ancora.
All’ingresso c’è uno sciame di pensionate che si alternano fra il bancone e il tavolino sulla parete di fronte.
Lì per lì non dedico loro più di uno sguardo.
Il tabaccaio solfeggia qualcosa su una macchinetta e mi produce on demand la marca. Toh! Questa della marca da bollo telematica me l’ero proprio persa.
Faccio per pagare e sono distratto da un rumore di fondo. Si sente come un frinire di grilli, ma non può essere. Non sono in un prato di campagna. Questa è una tabaccheria!

Mi concentro meglio su quel suono, ma non mi volto. Intanto frugo il portafogli a cercare gli spiccioli.
No, non sono i grilli. Sono proprio loro, le nonnine. Stanno grattando all’unisono decine di “gratta&vinci“.
La scena è disarmante: una sinfonia di mani che impugnano monetine di ottone e le strofinano freneticamente sopra un’etichetta argentata (scratch-off).
Per un attimo le mie labbra tradiscono un sorriso, ma dura un’istante.
Abbasso lo sguardo. Ai piedi del bancone è un patchwork di cartoncini colorati. Punto dritto negli occhi il tabaccaio, tradendo il mio je accuse!. Ma non riesco a mettere a fuoco. Resto abbacinato dalla parete alle sue spalle. Un caleidoscopio di patacche. Lotterie istantanee di ogni tipo si contendono lo spazio del mio orizzonte visivo.
Mi rassegno. Di fronte a quell’arsenale, prevale un senso di impotenza. Esco sconsolato.

Scena seconda

Bologna, convegno organizzato dal Gruppo Giovani di una nota associazione di industriali locale, in una nota sala congressi locale. Il tema è interessante, si parla di Wikinomics.
Il relatore è Richard Schaub, advisor del chairman IBM EMEA e uomo amante delle buone letture.

Il moderatore introduce l’ospite con il solito monologo interminabile, la temperatura in sala è equatoriale. Ognuno tradisce il tempo come può.

Finalmente il microfono passa all’ospite. Richard Schaub si alza, scruta la platea, si schiarisce la voce e dice: “Mi avevano detto che avrei dovuto fare una lecture ad un gruppo di giovani industriali, ma qui mi sembra che l’età media sia almeno di 50 anni!”.

Qualcuno sorride, altri dissimulano profondo imbarazzo.

Schaub srotola le slide e recupera in corner. Mostra un articolo di Bernard Luskin dall’emblematico titolo: “Age 60 is the new age 40, and it’s prime time” (qui in .pdf)

Sospiri di sollievo diffusi.

Schaub prosegue, ci parla del web 2.0 e da blogger 36enne mi intenerisce ascoltare qualcuno che probabilmente ha il doppio dei miei anni e mi sta spiegando in quale direzione sta cambiando il mondo e le aziende (nel resto del mondo).
Il mio vicino di poltrona – top manager – mi si avvicina, accosta discretamente la mano alla bocca come per nascondere il labiale a delle telecamere che non esistono, e mi chiede: “Ma esattamente … cosa-è-questo-web-2.0?”

Ho rischiato il colpo apoplettico.
Ho farfugliato qualcosa e l’ho rassicurato con un bel sorriso finale, come fanno al tiggì.

Al termine dello speech il consueto aperitivo.
Ottuagenari e non, tutti si assiepano davanti a calici e tartine in un tripudio di strette di mano e pacche sulle spalle come fra vecchi amici.
Incrocio lo sguardo di alcuni vicini di anagrafe e sembrano tradire il medesimo pensiero: questi sono dovunque … ma quando vanno in pensione?

Scena Terza

Casalecchio di Reno; primo pomeriggio, mattina, notte fonda (a piacere).
Lavori, dormi, mangi, fai cose o vedi gente (poco importa).

Squilla il cellulare. Il numero non è in agenda, la chiamata viene dal distretto di Roma.

No! Non è possibile … ancora?! Ma li avevo avvisati, più e più volte!
L’ho spiegato a tutti quelli che mi hanno chiamato; ho chiesto – per disperazione – il numero di un centralino, una pietosa intercessione di qualcuno per capire con chi parlare e spiegare il MIO problema.
Niente da fare. Sono ancora loro.

Rispondo: “Pronto?”
L’interlocutore non si qualifica neppure e mitraglia a 180 bpm una locuzione dalla forte inflessione romanesca, contenente termini del tipo: vettore intervento … strani acronimi e codici. Ignoro di cosa stia parlando. Capisco però che qualcuno, da qualche parte, ha un problema. D’altra parte, chi mi sta chiamando pensa che sia IO la soluzione.
Interrompo quel fiume in piena e spiego cortesemente, per l’ennesima volta, che ha sbagliato numero.

Appoggio il telefono e fisso il display. Passano alcuni secondi.
Richiama!

No. Basta per favore.
Ora, lo rispiego anche qui ad Alitalia.

Non lavoro a Fiumicino.
Il mio numero di cellulare non è il numero di assistenza di non so quale categoria di addetto aeroportuale.
Non potete chiamarmi (anche) alle 2 di notte, svegliando nel sonno me e i miei due bimbi, per convincermi che … devo intervenire.

Il destino della DTT in Italia

Quello che segue è l’Introduzione al Cap.1 della tesi di Alessandro.
Mi ci sono imbattuto per caso e l’ho trovata di un’attualità disarmante, anche a due anni di distanza dalla sua discussione (la tesi è del luglio 2006). La pubblico qui, quasi integralmente e con l’autorizzazione dell’autore: spero che sia lo spunto per riprendere un discorso interrotto da oltre due anni.

“Strano destino quello della Televisione Digitale Terrestre in Italia. Promosso da una legge emanata dal governo di centro-sinistra, che fissava al 2006 la data dello switch over, per accelerare l’integrazione del sistema televisivo con le tecnologie IT, è stato poi utilizzato politicamente dal centro-destra come il grimaldello tecnologico che legittima definitivamente l’assetto della vecchia televisione generalista. L’aumento del numero di canali reso possibile dal passaggio alla nuova tecnologia di trasmissione del segnale in digitale, senza alterare l’attuale distribuzione delle frequenze via etere tra gli operatori, pone infatti i presupposti per mantenere 3 reti nazionali free to air a Mediaset e ingessare il regime di sostanziale duopolio del mercato. Raramente una tecnologia si è trovata al centro di una contesa politica così forte. L’opinione pubblica negli ultimi mesi è stata sommersa e frastornata da roboanti proclami: il centrosinistra che grida all’ennesimo colpo di mano della maggioranza, Mediaset e il Governo che pubblicizzano il nuovo box interattivo, offerto a prezzi di saldo (anche
in virtù di un contributo assicurato dalla finanziaria) nelle televendite e negli ipermercati.
Per chi osserva l’evoluzione tecnologica e il suo radicamento nella cultura e nelle abitudini sociali, certamente, si poteva aspirare ad un esordio meno sovraccarico di valenza politica e più attento alle trasformazioni nelle possibilità di accesso degli utenti televisivi ad una parte del mondo digitale, finora loro preclusa, e alla diversa qualità dell’offerta televisiva sospinta in un ambiente sempre più interattivo. Anche perchè, occorre sottolinearlo subito e con forza, di televisione digitale si parla in questo momento in tutto il mondo, mentre solo nel nostro paese il dibattito è ossessivamente concentrato sulle interazioni del nuovo sistema con il vecchio e sugli effetti economici (e politici) per le attuali emittenti televisive (pubbliche e commerciali). Solo in Italia, inoltre, l’attenzione si concentra su una specifica tecnologia di trasmissione – il digitale via etere terrestre – semplicemente perchè questa tecnologia ha la disavventura di essere politicamente utilizzabile per sanare questioni aperte da dieci anni. Nel resto del mondo, invece, si lavora (si investe, si sperimenta) sulla televisione digitale interattiva o, meglio ancora, su quello straordinario ambiente di sintesi che si sta componendo sugli schermi domestici all’intersezione tra personal computer e televisione. Non è importante che la televisione digitale interattiva passi dal satellite, dal cavo, dalla fibra ottica, dall’etere, da sistemi wireless o da raffinate combinazioni dei vari sistemi di trasmissione; che entri da un Set-Top Box (STB), da un computer o da una consolle.
La cosa importante è che un medium, finora emblema della logica push, della tendenziale passività dei pubblici, a stento temperata dal frenetico ricorso allo zapping, del consumo di massa, tendenzialmente omologante, provi a reinterpretarsi in maniera radicalmente differente, ibridandosi con caratteristiche (linguaggi, estetiche) che finora hanno contraddistinto il personal computer, le tecnologie di rete, il world wide web.
E’ difficile provare a descrivere la mediamorfosi della televisione; e si corre anche il rischio di sbagliare. L’unica certezza è che, se da un lato la nostra società non può rinunciare ad avere un rapporto privilegiato con le tecnologie a schermo, dall’altro, non possiamo continuare ad inserire tutti i contenuti (libri, foto, musica, film, comunicazione interpersonale, etc.) in una solo scatola magica interattiva, il personal computer, emblema delle tecnologie digitali. Come sostiene Norman a riguardo dell’ambiente sviluppato dai personal computer, dobbiamo accettare tutti i limiti in termini di usabilità, di sovraccarico cognitivo ed economico per gli utenti, anche perchè, ormai, il computer ha imparato a nascondersi all’interno delle altre tecnologie digitali e a dialogare attraverso le reti con tutti gli altri dispositivi di comunicazione, rendendo tutto più semplice.
Ed allora, non è importante con quale tecnologia digitale si accede ai contenuti e ai servizi di rete, ma quali sono i nostri obiettivi, le modalità
che preferiamo nelle varie, distinte fasi della nostra vita di lavoro, di svago, di relazione. Le tecnologie a schermo debbono solo abilitarci ad accedere alle risorse digitali e piegarsi docilmente al nostro stile di interazione, non sovrastarci con la loro complessità. Penso ad un mondo in cui quando lavoro sono seduto alla scrivania, ho una tastiera, uno o più dispositivi di puntamento, altre periferiche (stampante, scanner, etc.) a disposizione e uno schermo a 70 cm. di distanza dal mio naso. Allo stesso tempo, sono anche sicuro che, se dispongo di un accesso (a banda larga, ovviamente) alle risorse di rete a ridosso degli schermi che uso nei momenti in cui non sono impegnato in una attività professionale (nel salotto, con l’Home Theater, ma non solo), non ho bisogno di ricorrere all’interfaccia e alle funzionalità di un personal computer: posso navigare sullo schermo con il telecomando, comodamente seduto sul divano, leggere rapidamente quel che mi serve per aggiornarmi sulla situazione internazionale, selezionare in modalità pull (video on demand, motori di ricerca) i contenuti che desidero,
inviare una mia foto ai miei genitori, impostare la colonna sonora di sottofondo per la serata, decidere la regia di un gran premio di Formula 1
e tantissime altre cose.
Quando si parla di televisione digitale interattiva preferirei che il dibattito si concentrasse su questi punti: su quale nuova forma di domesticazione aspetta l’elettrodomestico più diffuso nelle nostre case; su come cambieranno le nostre abitudini; su quali nuove opportunità di socializzazione al mondo digitale potranno essere sviluppate; su quali nuovi servizi saranno a disposizione per tutti i cittadini. La tecnologia di trasmissione del digitale terrestre ha il merito di far avanzare la frontiera della sperimentazione, ma forse non ha in sè le risorse sufficienti per alimentare l’intero processo di mediamorfosi della televisione. Il broadcasting interattivo permette al pubblico di accedere a una moltitudine di servizi: teleassistenza, messaggeria, e-Learning on Tv, gaming, televoto, sondaggi, T-government, T-commerce, T-banking, pay per view e altri. Dunque la tv digitale terrestre potrebbe diventare la bacchetta magica, il mezzo per portare Internet, e i molteplici servizi legati alla connessione, in tutte le case.”

Il titolo della tesi è “mTVDashboard: unarchitettura innovativa per applicazioni televisive digitali interattive“.

Cito nuovamente:

“mTVDashboard è […] una Xlet che permette di eseguire delle piccole applicazioni molto leggere (chiamate widget) in grado di creare
un agente mobile e farlo migrare in Internet per effettuare delle ricerche di informazioni o per collaborare con altri agenti (di altri utenti) al fine di produrre nuove informazioni. La televisione diventa così una bacheca telematica, un luogo dove è possibile esprimersi liberamente (entro i limiti del sistema), proprio come succede per i blog su Internet […]”

Middleware aperto per una tv interattiva aperta a tutti

Il mio collega Andrea ha lanciato il sassolino nel ben frequentato blog di Tommaso.
E mi risulta che Tommaso abbia accolto positivamente la provocazione 🙂

Io sono molto curioso di seguirne gli sviluppi, perchè da sempre, più che dalle belle parole, sono attratto dai case studies innovativi e dalle soluzioni concretamente realizzate.

Tommaso, lettori: c’è spazio in Italia per un decoder/STB aperto e multipiattaforma (IP/DVB)?
O prevarrà l’approccio walled-garden degli operatori di rete?

8 cose su di me

L’imminente nascita del secondogenito di casa Ciacci e altre distrazioni mi tengono nuovamente distante dal blog e mi accorgo solo ora del meme rilanciato da Matteo.
Eccomi!

1 – Adoro gli aperitivi a Torino e i marocchini di Baratti.

2 – Non bevo caffè alle macchinette (slot coffee)

3 – Una volta ho vinto un torneo di ping pong di doppio, 3 set a 2, contro un ex professionista svizzero.
Ultimo punto anticipo il rimbalzo con rovescio bimane: finto l’incrocio sulla diagonale e mando la palla in top spin lungolinea. Fulminato.
Ma vieniiiiii!

4 – Ho lavorato 3 anni in radio come conduttore, nei primi anni Novanta
La prima esperienza a Radio Fano, in coppia con un amico di infanzia, per una trasmissione serale di “musica e dintorni”. Si chiamava Radio Free Europe e l’attacco dell’omologo pezzo dei R.E.M. era il nostro biglietto da visita. Giorni interi passati a leggere riviste specializzate, a ironizzare sul lessico di Sorge allora direttore di Rumore, a “recuperare” le pietre miliari di sottoculture pop dagli anni ’60 in qua, aiutandosi con le Storie di Scaruffi e incessanti scambi di CD.
Poi un’altra bellissima esperienza a Pesaro a Radio Punto Stereo, per tutta un’estate, in un programma pomeridiano seguitissimo da Urbino al mare, che si chiamava TILT. Mi avevano chiamato a sostituire Checco Battisti, che è ancora in pista in un noto “alternative music club” di Senigallia.
L’ultimo atto si chiamava Crash, dal titolo di una nota opera di Ballard, fra le mie letture preferite in quegli anni. Un programma di musica elettronica, trance, ambient.
Era pre-Internet …

5 – Sfido MacFede a spiegarvi cosa è il 3-1-3-1

6 – Suon(av)o la chitarra e mi dico sempre che devo trovare il tempo per “giocare” un pò con GarageBand e il mio Mac di casa

7 – La prima volta che ho aperto un browser web era il maggio 1995 e mi collegavo dal laboratorio di informatica della Facoltà di Scienze Statistiche di UNIBO (i due lab del DEIS a quel tempo erano fatiscenti e fuori rete).
Ovviamente lo facevo per cercare le discografie dei miei artisti preferiti …

8 – Ho una stima viscerale per mio nonno.
Una sua recente perla recita (elegantemente tradotta dal dialetto fanese): “Nipote, tu mi parli di innovazione. Io so che una volta si mangiava in casa e si cagava fuori casa. Oggi invece si mangia fuori e si caga in casa. Non sono sicuro che questa sia un’innovazione …

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