Quando si dice che c’è la crisi …

Scena prima

Bologna, tabaccheria poco fuori città una mattina d’autunno.
Entro a comprare una marca da bollo. Ai tempi di Internet esistono ancora.
All’ingresso c’è uno sciame di pensionate che si alternano fra il bancone e il tavolino sulla parete di fronte.
Lì per lì non dedico loro più di uno sguardo.
Il tabaccaio solfeggia qualcosa su una macchinetta e mi produce on demand la marca. Toh! Questa della marca da bollo telematica me l’ero proprio persa.
Faccio per pagare e sono distratto da un rumore di fondo. Si sente come un frinire di grilli, ma non può essere. Non sono in un prato di campagna. Questa è una tabaccheria!

Mi concentro meglio su quel suono, ma non mi volto. Intanto frugo il portafogli a cercare gli spiccioli.
No, non sono i grilli. Sono proprio loro, le nonnine. Stanno grattando all’unisono decine di “gratta&vinci“.
La scena è disarmante: una sinfonia di mani che impugnano monetine di ottone e le strofinano freneticamente sopra un’etichetta argentata (scratch-off).
Per un attimo le mie labbra tradiscono un sorriso, ma dura un’istante.
Abbasso lo sguardo. Ai piedi del bancone è un patchwork di cartoncini colorati. Punto dritto negli occhi il tabaccaio, tradendo il mio je accuse!. Ma non riesco a mettere a fuoco. Resto abbacinato dalla parete alle sue spalle. Un caleidoscopio di patacche. Lotterie istantanee di ogni tipo si contendono lo spazio del mio orizzonte visivo.
Mi rassegno. Di fronte a quell’arsenale, prevale un senso di impotenza. Esco sconsolato.

Scena seconda

Bologna, convegno organizzato dal Gruppo Giovani di una nota associazione di industriali locale, in una nota sala congressi locale. Il tema è interessante, si parla di Wikinomics.
Il relatore è Richard Schaub, advisor del chairman IBM EMEA e uomo amante delle buone letture.

Il moderatore introduce l’ospite con il solito monologo interminabile, la temperatura in sala è equatoriale. Ognuno tradisce il tempo come può.

Finalmente il microfono passa all’ospite. Richard Schaub si alza, scruta la platea, si schiarisce la voce e dice: “Mi avevano detto che avrei dovuto fare una lecture ad un gruppo di giovani industriali, ma qui mi sembra che l’età media sia almeno di 50 anni!”.

Qualcuno sorride, altri dissimulano profondo imbarazzo.

Schaub srotola le slide e recupera in corner. Mostra un articolo di Bernard Luskin dall’emblematico titolo: “Age 60 is the new age 40, and it’s prime time” (qui in .pdf)

Sospiri di sollievo diffusi.

Schaub prosegue, ci parla del web 2.0 e da blogger 36enne mi intenerisce ascoltare qualcuno che probabilmente ha il doppio dei miei anni e mi sta spiegando in quale direzione sta cambiando il mondo e le aziende (nel resto del mondo).
Il mio vicino di poltrona – top manager – mi si avvicina, accosta discretamente la mano alla bocca come per nascondere il labiale a delle telecamere che non esistono, e mi chiede: “Ma esattamente … cosa-è-questo-web-2.0?”

Ho rischiato il colpo apoplettico.
Ho farfugliato qualcosa e l’ho rassicurato con un bel sorriso finale, come fanno al tiggì.

Al termine dello speech il consueto aperitivo.
Ottuagenari e non, tutti si assiepano davanti a calici e tartine in un tripudio di strette di mano e pacche sulle spalle come fra vecchi amici.
Incrocio lo sguardo di alcuni vicini di anagrafe e sembrano tradire il medesimo pensiero: questi sono dovunque … ma quando vanno in pensione?

Scena Terza

Casalecchio di Reno; primo pomeriggio, mattina, notte fonda (a piacere).
Lavori, dormi, mangi, fai cose o vedi gente (poco importa).

Squilla il cellulare. Il numero non è in agenda, la chiamata viene dal distretto di Roma.

No! Non è possibile … ancora?! Ma li avevo avvisati, più e più volte!
L’ho spiegato a tutti quelli che mi hanno chiamato; ho chiesto – per disperazione – il numero di un centralino, una pietosa intercessione di qualcuno per capire con chi parlare e spiegare il MIO problema.
Niente da fare. Sono ancora loro.

Rispondo: “Pronto?”
L’interlocutore non si qualifica neppure e mitraglia a 180 bpm una locuzione dalla forte inflessione romanesca, contenente termini del tipo: vettore intervento … strani acronimi e codici. Ignoro di cosa stia parlando. Capisco però che qualcuno, da qualche parte, ha un problema. D’altra parte, chi mi sta chiamando pensa che sia IO la soluzione.
Interrompo quel fiume in piena e spiego cortesemente, per l’ennesima volta, che ha sbagliato numero.

Appoggio il telefono e fisso il display. Passano alcuni secondi.
Richiama!

No. Basta per favore.
Ora, lo rispiego anche qui ad Alitalia.

Non lavoro a Fiumicino.
Il mio numero di cellulare non è il numero di assistenza di non so quale categoria di addetto aeroportuale.
Non potete chiamarmi (anche) alle 2 di notte, svegliando nel sonno me e i miei due bimbi, per convincermi che … devo intervenire.