Il destino della DTT in Italia

Quello che segue è l’Introduzione al Cap.1 della tesi di Alessandro.
Mi ci sono imbattuto per caso e l’ho trovata di un’attualità disarmante, anche a due anni di distanza dalla sua discussione (la tesi è del luglio 2006). La pubblico qui, quasi integralmente e con l’autorizzazione dell’autore: spero che sia lo spunto per riprendere un discorso interrotto da oltre due anni.

“Strano destino quello della Televisione Digitale Terrestre in Italia. Promosso da una legge emanata dal governo di centro-sinistra, che fissava al 2006 la data dello switch over, per accelerare l’integrazione del sistema televisivo con le tecnologie IT, è stato poi utilizzato politicamente dal centro-destra come il grimaldello tecnologico che legittima definitivamente l’assetto della vecchia televisione generalista. L’aumento del numero di canali reso possibile dal passaggio alla nuova tecnologia di trasmissione del segnale in digitale, senza alterare l’attuale distribuzione delle frequenze via etere tra gli operatori, pone infatti i presupposti per mantenere 3 reti nazionali free to air a Mediaset e ingessare il regime di sostanziale duopolio del mercato. Raramente una tecnologia si è trovata al centro di una contesa politica così forte. L’opinione pubblica negli ultimi mesi è stata sommersa e frastornata da roboanti proclami: il centrosinistra che grida all’ennesimo colpo di mano della maggioranza, Mediaset e il Governo che pubblicizzano il nuovo box interattivo, offerto a prezzi di saldo (anche
in virtù di un contributo assicurato dalla finanziaria) nelle televendite e negli ipermercati.
Per chi osserva l’evoluzione tecnologica e il suo radicamento nella cultura e nelle abitudini sociali, certamente, si poteva aspirare ad un esordio meno sovraccarico di valenza politica e più attento alle trasformazioni nelle possibilità di accesso degli utenti televisivi ad una parte del mondo digitale, finora loro preclusa, e alla diversa qualità dell’offerta televisiva sospinta in un ambiente sempre più interattivo. Anche perchè, occorre sottolinearlo subito e con forza, di televisione digitale si parla in questo momento in tutto il mondo, mentre solo nel nostro paese il dibattito è ossessivamente concentrato sulle interazioni del nuovo sistema con il vecchio e sugli effetti economici (e politici) per le attuali emittenti televisive (pubbliche e commerciali). Solo in Italia, inoltre, l’attenzione si concentra su una specifica tecnologia di trasmissione – il digitale via etere terrestre – semplicemente perchè questa tecnologia ha la disavventura di essere politicamente utilizzabile per sanare questioni aperte da dieci anni. Nel resto del mondo, invece, si lavora (si investe, si sperimenta) sulla televisione digitale interattiva o, meglio ancora, su quello straordinario ambiente di sintesi che si sta componendo sugli schermi domestici all’intersezione tra personal computer e televisione. Non è importante che la televisione digitale interattiva passi dal satellite, dal cavo, dalla fibra ottica, dall’etere, da sistemi wireless o da raffinate combinazioni dei vari sistemi di trasmissione; che entri da un Set-Top Box (STB), da un computer o da una consolle.
La cosa importante è che un medium, finora emblema della logica push, della tendenziale passività dei pubblici, a stento temperata dal frenetico ricorso allo zapping, del consumo di massa, tendenzialmente omologante, provi a reinterpretarsi in maniera radicalmente differente, ibridandosi con caratteristiche (linguaggi, estetiche) che finora hanno contraddistinto il personal computer, le tecnologie di rete, il world wide web.
E’ difficile provare a descrivere la mediamorfosi della televisione; e si corre anche il rischio di sbagliare. L’unica certezza è che, se da un lato la nostra società non può rinunciare ad avere un rapporto privilegiato con le tecnologie a schermo, dall’altro, non possiamo continuare ad inserire tutti i contenuti (libri, foto, musica, film, comunicazione interpersonale, etc.) in una solo scatola magica interattiva, il personal computer, emblema delle tecnologie digitali. Come sostiene Norman a riguardo dell’ambiente sviluppato dai personal computer, dobbiamo accettare tutti i limiti in termini di usabilità, di sovraccarico cognitivo ed economico per gli utenti, anche perchè, ormai, il computer ha imparato a nascondersi all’interno delle altre tecnologie digitali e a dialogare attraverso le reti con tutti gli altri dispositivi di comunicazione, rendendo tutto più semplice.
Ed allora, non è importante con quale tecnologia digitale si accede ai contenuti e ai servizi di rete, ma quali sono i nostri obiettivi, le modalità
che preferiamo nelle varie, distinte fasi della nostra vita di lavoro, di svago, di relazione. Le tecnologie a schermo debbono solo abilitarci ad accedere alle risorse digitali e piegarsi docilmente al nostro stile di interazione, non sovrastarci con la loro complessità. Penso ad un mondo in cui quando lavoro sono seduto alla scrivania, ho una tastiera, uno o più dispositivi di puntamento, altre periferiche (stampante, scanner, etc.) a disposizione e uno schermo a 70 cm. di distanza dal mio naso. Allo stesso tempo, sono anche sicuro che, se dispongo di un accesso (a banda larga, ovviamente) alle risorse di rete a ridosso degli schermi che uso nei momenti in cui non sono impegnato in una attività professionale (nel salotto, con l’Home Theater, ma non solo), non ho bisogno di ricorrere all’interfaccia e alle funzionalità di un personal computer: posso navigare sullo schermo con il telecomando, comodamente seduto sul divano, leggere rapidamente quel che mi serve per aggiornarmi sulla situazione internazionale, selezionare in modalità pull (video on demand, motori di ricerca) i contenuti che desidero,
inviare una mia foto ai miei genitori, impostare la colonna sonora di sottofondo per la serata, decidere la regia di un gran premio di Formula 1
e tantissime altre cose.
Quando si parla di televisione digitale interattiva preferirei che il dibattito si concentrasse su questi punti: su quale nuova forma di domesticazione aspetta l’elettrodomestico più diffuso nelle nostre case; su come cambieranno le nostre abitudini; su quali nuove opportunità di socializzazione al mondo digitale potranno essere sviluppate; su quali nuovi servizi saranno a disposizione per tutti i cittadini. La tecnologia di trasmissione del digitale terrestre ha il merito di far avanzare la frontiera della sperimentazione, ma forse non ha in sè le risorse sufficienti per alimentare l’intero processo di mediamorfosi della televisione. Il broadcasting interattivo permette al pubblico di accedere a una moltitudine di servizi: teleassistenza, messaggeria, e-Learning on Tv, gaming, televoto, sondaggi, T-government, T-commerce, T-banking, pay per view e altri. Dunque la tv digitale terrestre potrebbe diventare la bacchetta magica, il mezzo per portare Internet, e i molteplici servizi legati alla connessione, in tutte le case.”

Il titolo della tesi è “mTVDashboard: unarchitettura innovativa per applicazioni televisive digitali interattive“.

Cito nuovamente:

“mTVDashboard è […] una Xlet che permette di eseguire delle piccole applicazioni molto leggere (chiamate widget) in grado di creare
un agente mobile e farlo migrare in Internet per effettuare delle ricerche di informazioni o per collaborare con altri agenti (di altri utenti) al fine di produrre nuove informazioni. La televisione diventa così una bacheca telematica, un luogo dove è possibile esprimersi liberamente (entro i limiti del sistema), proprio come succede per i blog su Internet […]”